Come si calcola il codice fiscale, lettera per lettera

Il codice fiscale non è un numero casuale: ogni carattere si ricava da un dato anagrafico con una regola precisa. Questa guida spiega le regole, la logica che le tiene insieme e i casi in cui è facile sbagliare.

La guida spiega come si costruisce un codice fiscale partendo dalle sue regole, mentre per ottenere subito il risultato basta il calcolo del codice fiscale dai dati anagrafici, che mostra il significato di ogni gruppo di caratteri. Qui interessa il ragionamento: perché le regole sono fatte così, come si applicano ai casi meno ovvi e dove si commettono gli errori.

Da dove nasce il codice fiscale

Il codice fiscale è stato introdotto con il decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, che ha istituito l’anagrafe tributaria, ed è stato poi definito nei dettagli da un decreto ministeriale del 23 dicembre 1976, che ne fissa la struttura e le regole di calcolo. Da allora il codice è sempre lo stesso: sedici caratteri per le persone fisiche, undici cifre per le persone giuridiche.

Dalla struttura del codice si capisce l’idea di fondo: un identificativo che chiunque possa ricostruire dai propri dati anagrafici, senza consultare un registro, e che permetta di notare gli errori di trascrizione. Per questo il codice usa soltanto informazioni che una persona conosce di sé, e termina con una lettera di controllo calcolata sugli altri quindici caratteri.

Le sette regole e la logica che le tiene insieme

Il codice si compone di sette gruppi, e ogni gruppo ha una regola diversa. Le regole sono sette perché i dati usati sono sette: cognome, nome, anno, mese, giorno con il sesso, luogo e il controllo finale.

  • Cognome e nome in tre lettere. Con sedici caratteri totali non c’è spazio per i nomi interi, quindi si prendono tre lettere per ciascuno, scegliendo le consonanti, che di norma distinguono meglio un nome dall’altro. Le vocali servono solo a completare quando le consonanti non bastano, e la lettera X chiude i casi in cui mancano anche quelle.
  • Una regola in più per il nome. Con quattro o più consonanti si prendono la prima, la terza e la quarta, mentre per il cognome si prendono sempre le prime tre. È una particolarità del solo nome, e una delle cause più frequenti di errore nel calcolo a mano.
  • L’anno in due cifre. Basta per ricostruire la data in quasi tutti i casi pratici, e fa risparmiare due caratteri.
  • Il mese in una lettera. Con una sola lettera si coprono i dodici mesi, usando una tabella fissa che non segue l’ordine alfabetico; la tabella è spiegata nella guida sulla tabella delle lettere dei mesi.
  • Il giorno e il sesso insieme. Le due cifre del giorno contengono anche il sesso: alle donne si somma 40. Il perché è raccontato nella guida sul giorno di nascita +40 per le donne.
  • Il luogo in quattro caratteri. Un codice catastale per il comune, un codice Z per lo stato estero. Non va confuso con il codice ISTAT del comune, che non compare nel codice fiscale.
  • La lettera di controllo. È l’unica parte che non viene da un dato anagrafico ma da un calcolo, spiegato nel dettaglio nella pagina sulle tabelle dei caratteri pari e dispari.

Quattro esempi che mettono alla prova le regole

I casi più istruttivi sono quelli in cui le regole generali devono essere interpretate. La tabella mostra quattro persone inventate, scelte perché ognuna mette in luce un aspetto, con le lettere ricavate da cognome e nome.

Quattro persone di prova e i loro codici fiscali
PersonaLettere del cognomeLettere del nomeCodice fiscale
Niccolò D'Angelo, nato/a a PisaDNGNCLDNGNCL68B14G702V
Al Fo, nato/a a TorinoFOXLAXFOXLAX90L07L219L
Cristiana Marchetti, nato/a a RomaMRCCSTMRCCST84T62H501L
Maria Grazia Dell'Orto, nato/a a BresciaDLLMGRDLLMGR71S43B157A

Il primo caso, «D’Angelo», mostra che l’apostrofo non conta: il cognome si legge come DANGELO e dà le consonanti D, N, G. Il nome «Niccolò» perde l’accento e si legge come NICCOLO; ha quattro consonanti, e per questo non si prendono le prime tre, ma la prima, la terza e la quarta.

Il secondo, «Fo» e «Al», è il caso dei nomi cortissimi: il cognome ha una sola consonante e una vocale, e il codice completa con la X. Il terzo, «Marchetti Cristiana», è un caso comune, con il giorno aumentato di 40 perché è una donna. Il quarto riunisce due difficoltà, un cognome con apostrofo e articolo e un nome di due parole, «Maria Grazia», che si considerano come un’unica sequenza di lettere.

Le regole nelle situazioni reali

Il calcolo diventa meno ovvio quando i dati anagrafici non sono quelli della vita di tutti i giorni. Alcune situazioni ricorrono spesso.

Donne coniugate. Conta il cognome di nascita, mai quello del marito, e il codice non cambia dopo il matrimonio. Chi vede sul documento un cognome diverso da quello con cui è stato calcolato il codice non ha un errore: il codice è fatto così.

Cognomi doppi. Se il cognome registrato ha più parti, entrano tutte nel calcolo nell’ordine in cui sono scritte, come se fossero una parola sola. Questo vale anche per i figli ai quali, dopo la sentenza della Corte costituzionale del 2022, possono essere attribuiti i cognomi di entrambi i genitori: conta il cognome registrato all’anagrafe, per intero.

Prefissi e particelle. «De Luca», «Di Maio», «La Rosa», «Dell’Orto»: spazi e apostrofi spariscono e tutte le lettere restano nel calcolo. Una particella non viene mai ignorata.

Nomi stranieri. Si scrivono con l’alfabeto latino come sul passaporto, e la procedura per ottenere il codice è descritta nella guida sulla richiesta del codice fiscale per cittadini non italiani. Le lettere con segni particolari si riducono alla lettera di base, quindi «Müller» e «Muller» danno lo stesso risultato.

Nome o cognome mancanti. In rari casi un documento riporta un solo nome o un solo cognome: si usa quello che c’è e si completa con la X se mancano lettere.

Un calcolo completo, passo per passo

Un esempio svolto per intero chiarisce l’ordine in cui si procede. Si prende Cristiana Marchetti, nata a Roma il 22 dicembre 1984, e si costruisce il codice un gruppo alla volta.

Il codice di Cristiana Marchetti costruito gruppo per gruppo
PassoDato di partenzaRegola applicataRisultato
1Cognome «Marchetti»Prime tre consonanti: M, R, CMRC
2Nome «Cristiana»Cinque consonanti: prima, terza e quartaCST
3Anno 1984Ultime due cifre84
4DicembreLettera del meseT
5Giorno 22, donna22 più 4062
6RomaCodice catastaleH501
7I primi 15 caratteriSomma pesata, resto della divisione per 26L

I sette passaggi si fanno sempre nello stesso ordine, e solo l’ultimo dipende da tutti i precedenti: se si cambia una lettera del cognome, bisogna rifare il calcolo finale. Per il codice completo il risultato è MRCCST84T62H501L.

Gli errori di calcolo a mano più frequenti

Gli errori nel calcolo a mano sono pochi e quasi sempre riconducibili a una regola mal applicata. In ordine di frequenza:

  1. Consonanti del nome contate male. Con quattro o più consonanti si saltano la seconda e le successive alla quarta: chi prende le prime tre sbaglia.
  2. Giorno delle donne senza il 40. Il codice risulta di un uomo, e il resto del codice sembra comunque credibile.
  3. Mese letto dall’alfabeto. Le lettere dei mesi dopo la E non sono consecutive.
  4. Cognome del marito. Per le donne coniugate si usa sempre il cognome di nascita.
  5. Comune di residenza al posto di quello di nascita. Il codice del comune non è mai quello in cui la persona abita.
  6. Lettera finale sbagliata. È l’errore più difficile da trovare, perché dipende da quindici valori e non da una sola regola.

Il codice del quarto esempio, DLLMGR71S43B157A, dà un’idea di quanto un singolo errore sia insidioso: cambiando una sola consonante del cognome, i primi quindici caratteri cambiano e la lettera finale non torna più, anche se tutto il resto sembra regolare.

Come controllare un calcolo fatto a mano

Per controllare un calcolo si riparte dalla fine: si ricalcola la lettera finale sui primi quindici caratteri e si confronta con quella scritta. Se coincide, il codice è coerente; se non coincide, l’errore è in uno dei quindici caratteri e conviene rileggere i gruppi uno alla volta.

Lo strumento di controllo del codice fiscale fa questa operazione per tutti i gruppi e indica quale controllo non passa. Per leggere invece il significato di un codice già completo, si può usare la decodifica, che fa il percorso inverso rispetto a questa guida.

Perché il calcolo può non coincidere con il codice ufficiale

Il codice calcolato secondo le regole è il codice base, ma non sempre è quello attribuito. La causa più comune è l’omocodia: se due persone avessero lo stesso codice base, all’ultima arrivata l’Agenzia delle Entrate assegna una variante con alcune cifre sostituite da lettere. Il meccanismo è descritto nella guida sull’cos'è l'omocodia.

Una seconda causa è un errore di trascrizione dei dati anagrafici nel momento in cui il codice è stato attribuito: un cognome scritto male o una data sbagliata producono un codice che segue le regole ma non corrisponde ai dati veri. In entrambi i casi il codice che vale è quello ufficiale, riportato sulla tessera sanitaria o sul certificato di attribuzione.

Domande frequenti

Perché per il cognome e il nome si usano le consonanti?

Perché in italiano le consonanti distinguono i nomi tra loro meglio delle vocali. Con tre sole lettere a disposizione, le consonanti danno più possibilità di differenziare due persone.

Il codice fiscale cambia se una donna si sposa?

No. Si usa il cognome di nascita e il codice, una volta attribuito, resta lo stesso per tutta la vita, anche se cambiano il cognome sui documenti o la residenza.

Quanti codici fiscali diversi esistono?

Moltissimi, ma non infiniti: il codice ha pochi dati in ingresso e per questo due persone diverse possono ottenere lo stesso codice base. In quel caso l'Agenzia delle Entrate usa l'omocodia.

Posso calcolare il codice fiscale a mano?

Sì, con le regole di questa guida e le due tabelle del carattere di controllo. È un buon esercizio, ma per un uso pratico è più rapido e sicuro un calcolatore.

Fonti e aggiornamento

Ultimo aggiornamento: . A cura della redazione di Codice Fiscale Facile.